di Francesco Alberini (tratto dal Corriere della Sera, lunedì, 28 giugno 1999).
Molta gente dice di non aver tempo per leggere un libro. E spiega:
"Ho tanto da fare, la sera arrivo a casa troppo stanco, il week-end sono occupato".
In realtà non legge perché non ne ha l'abitudine. Quand'era a scuola si limitava ai
libri di testo. Poi ha potuto smettere anche questi.
In Italia non c'è mai stata simpatia per la lettura. Quand'ero bambino,
i miei coetanei, vedendomi leggere, mi prendevano in giro. La tradizione religiosa
cattolica d'altronde, non ha mai dato importanza al libro. C'erano la Messa, le
prediche recitate in coro, gli incensi. gli inni, le luci, i quadri. Ma da leggere
praticamente nulla. Il libriccino del catechismo era fatto di domande e risposte, e
il libro da Messa conteneva solo le formule rituali.
Il possesso di libri era una prerogativa delle classi sociali superiori,
i preti, gli insegnanti, gli avvocati. i giornalisti, gli scrittori, i politici.
Sono stati i socialisti a istillare il bisogno della cultura come mezzo di emancipazione
sociale, ed è per questo che, ancora oggi, la maggioranza del mondo intellettuale è di
sinistra.
Poi sono nati la radio, i rotocalchi, la televisione e molte persone sono
arrivate a loro senza passare, prima, per il libro. Hanno saltato la cultura umanistica
per diventare degli specialisti. Le indagini mostrano che ci sono degli avvocati, dei
medici, dei magistrati, degli economisti, che non hanno mai letto un romanzo o un libro
di filosofia o di storia, perché pensano che sia inutile per la loro attività. Non gli
passa per la mente che l'animo umano sia più ricco, più complesso di quello che vedono
attraverso il pertugio della loro professione.
Ma a cosa serve il libro? Ad imparare a pensare. Le parole sono concetti,
e solo leggendo e discutendo un testo impariamo ad usare il pensiero concettuale.
Riflettere significa ritrovare, stabilire delle connessioni Certo si può analizzare e
riflettere anche su un film, ma bisogna trattarlo un po' come un libro, rivederlo,
parlarne. Un tempo la gente andava al cineforum, dove discuteva il film che aveva visto,
lo analizzava, cercava di trarre delle conclusioni generali.
Oggi possiamo farlo guardandolo in videocassetta e discutendone con gli
amici. Ma di solito, ci abbandoniamo passivamente al travolgente flusso delle immagini.
Soprattutto della televisione.
Dodicimila puntate di Sentieri, tremila di Beautiful impediscono ogni riflessione.
Beautiful è una sequela di incoerenze psicologiche. Come Blob.
Chi non legge non sa scrivere perché non ricorda i vocaboli, non sa mettere
in relazione le frasi, non riesce a dare forma organizzata al suo pensiero. Vi sono
manager che stendono dei rapporti privi di coerenza logica. Saltano da un argomento
all'altro, mettono prima quello che andrebbe dopo. Non si capisce che cosa vogliano dire.
Chi non legge non sa nemmeno parlare. Non mi riferisco alla conversazione
fatta di battute. Non sa fare un discorso, una conferenza, non sa costruire
un'argomentazione. La differenza fra un politico che leghe ed un politico che non legge
si vede subito. Quello che non legge arruffa le stesse frasi, parla per slogan.
Infine, chi non legge finisce per chiudersi nella propria specializzazione.
Sviluppa una mentalità parziale, incompleta, immatura. Per cui non sa come affrontare i
propri sentimenti. non capisce sua moglie o i propri figli, non possiede nemmeno il
linguaggio per parlare con gli amici.